Biologa Nutrizionista Dott.ssa Marica Alessio Parma

elaborazione di piani alimentari personalizzati

Piani alimentari con porzioni fotografiche!

Il Nutrizionista e la mia "filosofia a tavola"

Il Nutrizionista e la mia "filosofia a tavola"

La mia attenzione è rivolta a tutti coloro che, riconoscendone l'individuale necessità, decidono di prendersi cura di se stessi e della propria persona chiedendo l'aiuto di un esperto nel settore.
Penso che un bravo nutrizionista possa contribuire al cammino di una persona che abbia deciso di voler porre in atto un cambiamento.
Affidarsi ad un esperto della nutrizione è il primo passo da fare, il Nutrizionista è in grado di insegnare al suo paziente a prendersi cura di se stesso, partendo dal suo comportamento alimentare. 

Il Nutrizionista non dovrebbe assumere le vesti del giudice che impone rigide regole da seguire passivamente, ma deve essere in grado di aiutare il paziente a raggiungere una conoscenza alimentare tale da permettergli non solo di riconoscere e correggere autonomamente i suoi piccoli errori alimentari, ma anche di ritrovare il suo equilibrio individuale, migliorando il rapporto con il cibo senza “demonizzare” alcun alimento.
Il paziente necessita di informazioni corrette; deve avere la possibilità di discutere ed operare delle scelte ragionate per risolvere le difficoltà nei confronti del cibo. 

Solo così si possono raggiungere e soprattutto mantenere i risultati migliori.

 

Elaborazione di diete per:

Elaborazione di diete per:

· Obesità e sovrappeso nell’adulto e nell’età adolescenziale

· Magrezze eccessive

· Gravidanza e allattamento

· Acne ed invecchiamento cutaneo

· Menopausa ed osteoporosi

·Attività fisica

· Disturbi del comportamento alimentare

        · Patologie accertate come: diabete, ipertensione, ipercolesterolemia, ipotiroidismo, gastropatie, stipsi, meteorismo

· Allergie ed intolleranze  alimentari (celiachia, intolleranza al nichel ed al lattosio)

 

 

Novità!!!

Novità!!!

I piani alimentari vengono creati in un nuovo formato! Ci sarà oltre alla grammatura scritta la porzione fotografica ( quindi la foto reale della porzione di ogni piatto)! Questo fattore può rivelarsi molto comodo per le persone che hanno difficoltà nel pesare i piatti o per tempo o per noia:)

 

Test effettuati:

· Test per allergie ed intolleranze alimentari (validati scientificamente)

· Test per disbiosi intestinale

· Test genetici per individuare la dieta adatta al proprio DNA

· Test del capello per individuare lo stato metabolico dell’individuo (ormoni, vitamine e Sali minerali nell’organismo)

Tiroide e alimentazione: ipotiroidismo

Tiroide e alimentazione: ipotiroidismo

Aiutiamo la nostra tiroide a rendere al meglio

 

L’ipotiroidismo è una condizione in cui la riduzione dell’attività della ghiandola tiroidea e il conseguente abbassamento dei livelli circolanti di ormoni tiroidei comportano la comparsa di alcuni sintomi come stanchezza, sensazione di freddo, pelle secca, costipazione intestinale, basso tono dell’umore, aumento di peso, crampi muscolari, fino a (in alcuni soggetti) un evidente ingrossamento della ghiandola detto “gozzo”.
A causa dei bassi livelli di ormoni tiroidei, il Metabolismo Basale a Riposo (MBR) diminuisce e questo potrebbe influire sul peso corporeo.
L’aumento di peso dovuto all’ipotiroidismo, in sé, nella maggior parte dei casi non è comunque eccessivo — va dai 3 ai 5 kg — anche se dipende dalla gravità dell’ipotiroidismo; inoltre nella maggior parte dei casi l’aumento ponderale non è dovuto tanto all’aumento di massa grassa, quanto all’accumulo di acqua e sali.

Nell’ipertiroidismo, invece, l’organismo è esposto a quantità eccessive di ormoni tiroidei a causa di una patologia o di un trattamento; l’aumento del MBR può essere anche molto consistente e determinare una perdita di peso ingente, anche se spesso compensata da un’assunzione calorica maggiore.
In passato gli ormoni tiroidei sono stati usati in combinazione con la dieta per favorire la perdita di peso nei pazienti obesi, ma il risultato spesso consisteva in un’eccessiva perdita di proteine muscolari e nell’insorgenza di ulteriori problemi metabolici. Inoltre, per effetto del dosaggio eccessivo o dell’interazione con altre condizioni fisiologiche, potevano crearsi condizioni di ipertiroidismo.

I motivi per cui la tiroide può perdere funzionalità sono numerosi. Uno dei più frequenti è l’ipotiroidismo autoimmune: una condizione in cui il sistema immunitario attacca e distrugge le cellule della tiroide. Questa patologia può comparire all’improvviso o evolversi gradualmente nel corso della vita. La più comune è la tiroidite di Hashimoto in cui i linfociti producono anticorpi anti-perossidasi tiroidea e anticorpi anti-tireoglobulina, distruggendo le cellule della ghiandola tiroidea.
In altri casi, la tiroide può produrre pochi ormoni a causa dell’insufficienza di iodio nella dieta oppure di un malfunzionamento della ghiandola pituitaria che controlla la tiroide.

La terapia principale consiste nella sostituzione dell’ormone tiroxina con il preparato sintetico, assunto per via orale (in genere in pastiglie). Alcuni cibi possono quindi interferire con il suo assorbimento, perciò è meglio programmarlo al mattino a digiuno, almeno 30-60 minuti prima di colazione. In particolare i cibi ricchi di calcio — come latte, formaggi e yogurt — ostacolano l’assorbimento dell’ormone. È bene pertanto consumarli a distanza di tempo. Anche isupplementi di ferro ne ostacolano l’assorbimento e, quando sono necessari, andrebbero assunti dopo qualche ora dal farmaco.
In soggetti con ipotiroidismo, l’utilizzo di supplementi contenenti iodio in alto dosaggio potrebbe essere dannoso: la dose corretta è quindi sempre quella raccomandata dalle linee guida per la popolazione generale di 150 μg al giorno. Pertanto non è indicato neppure alimentarsi abitualmente di alghe, che possono essere troppo ricche di iodio.

Esistono poi alcuni cibi che, indipendentemente dal contenuto di iodio, possono avere un’influenza negativa sulla tiroide.
La soia — sebbene non provochi alterazioni della tiroide nei soggetti sani — oltre a interferire con l’assorbimento dell’ormone tiroideo aumenta rischio di sviluppare ipotiroidismo in individui con alterate funzioni tiroidee o in condizioni di inadeguato apporto di iodio. È importante che chi consuma abitualmente grandi quantità di alimenti a base di soia si assicuri che la presenza di iodio nella dieta sia adeguata, ma anche che non vi siano alterazioni a carico della ghiandola tiroidea.

Sempre parlando di effetti negativi, si definiscono gozzigeni tutti quei nutrienti o inquinanti che alterano le funzioni tiroidee: broccoli, cavoli e altri vegetali appartenenti alla specie delle crucifere sono stati studiati poiché contengonoglucosinolati di varia natura, alcuni dei quali — come goitrina, nitrili organici e ioni tiocianato — ostacolano la captazione di iodio da parte della tiroide e l’inibizione della sintesi di ormoni, con conseguente aumento delle dimensioni ghiandolari; inoltre gli ioni tiocianato favoriscono l’eliminazione di iodio dalla tiroide.
Tuttavia questi effetti sono stati riscontrati solo assumendo dosi molto elevate di crucifere (1,5 kg al giorno), mentre ai livelli normalmente consumati nell’alimentazione umana non sono riscontrabili e, anzi, prevalgono gli aspetti benefici dovuti ad altri componenti di altissimo valore nutrizionale, con effetti antitumorali e cardioprotettivi. Ragione per cui non è necessario escluderli completamente dalla dieta: è sufficiente limitarne il consumo.

Alcuni alimenti tropicali risultano particolarmente dannosi per la tiroide se non sono prudentemente lavorati.
Per esempio la manioca (yuca o tapioca), un alimento di sussistenza fondamentale per le popolazioni del continente africano, contiene linamarina, un composto cianogeno. In alcune aree geografiche, in cui il consumo è prevalente rispetto ad altri alimenti, si registrano più frequentemente avvelenamenti cronici da cianuro che causano uno stato patologico detto Konzo. L’ammollo, la fermentazione, la seccatura o la bollitura della manioca (lavorazioni previste dalle preparazioni di piatti tradizionali) riducono il contenuto di cianogeni del 90% circa, rendendola adatta al consumo umano. Purtroppo queste operazioni possono non essere eseguite correttamente in caso di indigenza e non sono sufficienti in caso di una dieta carente di iodio o di vitamine.

germogli di bambù sono invece un alimento molto usato nel sud-est asiatico. Ricchi di proteine, vitamine, minerali, fibre e antiossidanti, contengono però anche cianogeni che devono essere rimossi nelle varie fasi di preparazione (ammollo, bollitura…). Anche il bambù può avere un effetto negativo sulla funzionalità tiroidea, tanto che in alcune regioni indiane, dove il consumo è elevato, c’è un’alta prevalenza di gozzo nonostante un’assunzione di iodio adeguata.

Un importante micronutriente che, invece, è positivo per la funzionalità tiroidea è il selenio: è importante sia perché indispensabile per la formazione di ormoni tiroidei attivi, sia per l’attività antiossidante (attraverso glutatione perossidasi etioredoxina reduttasi) utile per la funzionalità della ghiandola in caso di tiroiditi autoimmuni e per la protezione dai radicali liberi che danneggiano le cellule tiroidee. Infine, bassi livelli di selenio sono stati associati a un maggior rischio di cancro alla tiroide

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